Anna Maria Onelli

Pedagogista Consulenza & Formazione

I “cavalli di Troia” e i “trojan” servono ad abbattere le nostre difese

 

20 luglio 2022

 
Con il termine “cavallo di Troia” ci riferiamo a qualcosa di ingannevole che ci permette di infiltrarci in un ambiente nemico per sorprendere l’avversario e vincerlo. Il grande cavallo di legno fu lo stratagemma pensato e fatto costruire da Ulisse per guidare i Greci alla vittoria visto che, dopo dieci anni di assedio, non erano riusciti a conquistare la città di Troia. L’esercito greco dopo aver abbandonato, sulla spiaggia di fronte a Troia, il grande cavallo, fece finta di rinunciare all’assedio e di ripartire con le proprie navi. I troiani, convinti che la guerra fosse terminata, introdussero quel “dono” dei nemici dentro le mura ma, nottetempo, dall’enorme scultura uscirono i più valorosi guerrieri comandati da Ulisse. Essi aprirono le porte della città facendo entrare l’esercito greco. Ogni resistenza cadde e la città di Troia fu distrutta. La storia di quel cavallo appartiene al 1200 avanti Cristo, oggi i “cavalli di Troia” si nascondono dietro a parole emotivamente giuste come “globalizzazione, uguaglianza, diritti civili, pace, fratellanza, immigrazione, …” usate per abbattere la nostra resistenza verso ogni scelta politica. Lo stesso termine “trojan” o “trojan horse” si usa nell’ambito dell’informatica dove un trojan si nasconde all’interno di un altro programma apparentemente utile e innocuo ma che, una volta installato, fa attivare a nostra insaputa anche il codice del trojan, cioè del malware, del “virus” che vi è nascosto per distruggere i nostri dati, per ingannarci proprio come fecero i Greci (Achei) con i Troiani.

Anna Maria Onelli

Pedagogista Consulenza & Formazione