Anna Maria Onelli

Pedagogista Consulenza & Formazione

I conflitti tra Nazioni hanno caratteristiche simili a quelli tra bambini. Se affrontati all’inizio ci evitano una guerra

 

4 Marzo 2021

Byden e Putin
A sx: Joseph Robinette Biden Jr., noto come Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti d'America dal 20 /01/ 2021. A dx:Vladimir Vladimirovič Putin, Presidente della Federazione Russa dal 7 maggio 2012

Ogni insegnante è consapevole che quando interviene in una banale lite tra allievi, magari con un pregiudizio su uno dei due o con l’obiettivo di trovare un colpevole e  chiudere velocemente la questione, non otterrà nessun risultato. Anzi complicherà la faccenda. Per gestire il conflitto tra i due, l’insegnante non deve prendere posizione e schierarsi se prima non ascolta le parti regolando il diritto di parola. Così ciascuno avrà modo di spiegare le proprie ragioni, raccontare la propria rabbia e la sofferenza; ciò servirà a stemperare la tensione.

Ridurre subito la tensione è fondamentale anche nelle liti tra adulti o tra Nazioni perché ogni conflitto tende a crescere. Le offese e la rabbia inespresse coinvolgeranno sempre di più le parti, in una sorta di escalation rapida in cui nessuno litigante vorrà farsi indietro; chi ha attaccato non si farà certamente mettere all’angolo, al contrario, aumenterà il suo livello di aggressività a danno dell’altro. Il rischio è indirizzarsi verso “un punto di non ritorno”. Un insulto dopo l’altro, poi la minaccia e l’aggressione fisica. Le due parti che confliggono non riusciranno, incontrandosi da sole, a venire a patti ma hanno bisogno di trovare qualcuno di cui si fidano che stia al di sopra di entrambi e che ristabilisca tra loro un equilibrio.

Questa persona “terza” dovrà essere capace di  avviare un’azione compensativa, risarcitoria, riparativa, rispetto al danno che i litiganti pensano di aver subito. Spesso di fronte ad un litigio,  sentiamo una sorta di impulso naturale che ci spinge a cercare di far cessare la lite. Molti si alleano con il più debole, altri guardando gridano “dai fate la pace! Litigare non serve a nessuno. Pace, pace!”. Ma non saranno queste sollecitazioni a fermare la zuffa anzi questi atteggiamenti contribuiranno solo a gettare benzina sul fuoco rendendo lo scontro inevitabile e così forte da coinvolgere tutti quelli che sono intorno.

L’esperienza del conflitto, in fondo, appartiene a tutti noi, indipendentemente dalla condizione economica, sociale o culturale. Accomuna giovani e anziani, donne e uomini, Stati e Nazioni e provoca su tutti lo stesso effetto: sofferenza e danni. Nella storia delle persone come nella storia dei popoli, vi sono alcuni conflitti che hanno prodotto cambiamenti, progresso, svolte epocali ed altri che hanno procurato solo dolore, sterminio e morte. In questi giorni in cui il mondo pensa di punire il “Putin cattivo” e risolvere il conflitto isolando la Russia e colpendola con le sanzioni, io mi auguro compaia uno statista vero, capace di comprendere che: 

  • le sanzioni porteranno più velocemente alla guerra e saranno oggetto di ritorsione. Ne pagheremo le conseguenze;
  • grandi Stati come Cina, India, Medio Oriente, Africa, America latina non isoleranno la Russia di Putin;
  • i 60 km di mezzi militari fermi sulla strada non sono lì per caso, sono un avvertimento a  testimoniare la punta dell’iceberg delle forze militari russe già pronte alla guerra. Se il Governo italiano, in quanto membro dell’Unione Europea, ha deciso di fornire armi e aiuti militari all’Ucraina di Volodymyr Zelensky, deve dichiarare  apertamente che non può più definirsi neutrale e di questo coinvolgimento del popolo italiano dovrà assumersi tutte le responsabilità. I Paesi occidentali stanno dimostrando di non saper gestire il conflitto che sta continuando la sua rapida escalation.  L’Occidente sta commettendo il grande errore di  sottovalutare la storica armata rossa.

Anna Maria Onelli

Pedagogista Consulenza & Formazione